Storia della Gilda

Poiché la storia, nel corso del tempo, è stata tramandata di padre in figlio, l’immagine è da considerare solo come un esempio dell’antico documento che ci è pervenuto.

I manoscritti pervenuti nel tempo richiamano ad una leggenda, forse realtà, che oggi la nostra organizzazione venera e rispetta.

“1080 d.E. , il cielo in questa gelida giornata vuole forse allontanarci da questi luoghi ancora ignoti, che la terra tremante ha voluto rivelare. Sembra quasi che, nonostante le nostre temerarie esperienze passate, la nostra forza non sia sufficiente per una semplice esplorazione nelle grotte situate nelle profondità del Tempio delle Ere, luogo che persino Grenth ha conosciuto. Un gruppo, formato da una derviscia di incredibile destrezza nell’uso delle armi, un’ipnotizzatrice in grado di annebbiare la mente delle divinità ed un mistico che rende superficiali anche lacerazioni mortali, è stato convocato dal Mantello Bianco per trovare la causa delle frequenti apparizioni di quest’ultimo periodo; abbiamo così raggiunto le misteriose rovine.

Pareti di roccia fetide, che qualcuno aveva già toccato, ma abbandonate da tempo, e resti di pergamena, ormai consumata dal tempo; l’oscurità regnava. Trovammo un passaggio sbarrato, serrato con l’uso della magia, una prima difficoltà che potevamo facilmente evadere; infatti la nostra compagna ipnotizzatrice padroneggiava gli incanti più antichi, utilizzati dagli stessi antenati maghi. Il percorso era però interminabile, ripetitivo, quasi meccanico; qualcuno ci stava ingannando. Inutile continuare per la strada principale, era necessario sviscerare il mistero contenuto il quelle mura: le conoscenze di un mistico potevano cercare una soluzione all’enigma, con la lettura del linguaggio antico di quei grafiti, ma l’operazione richiedeva tempo, che la derviscia non era intenzionata a concedere. Un colpo scagliato con forza, uno squarcio che la più tagliente e distruttrice falce aveva provocato: le mura portarono ad un’enorme sala, in cui la luce all’inizio sembrava accecare ed un’armonia placava gli animi turbolenti. Cosa fare, se non entrare? Avevamo degli ordini precisi, da non disubbidire: svelare il mistero racchiuso in queste rovine. In fondo alla stanza notammo un altare dorato e al di sotto di esso sacre incisioni, che attiravano le nostre menti così sensibili che, con un debole tocco, mutarono colore. Una voce potente, profonda si propagò nell’aria: – IrethVardamir! – Nessuno di noi era a conoscenza di una lingua del genere, forse assonante all’elfico antico; in ogni caso una sfida ben più rischiosa ci aspettava. Un turbine d’aria si sollevò, prese le sembianze di una figura a noi sconosciuta, forse un Dio di cui le Scritture non fanno parola. Il suo sguardo minaccioso sembrava stregarci, ma tempestivamente le parole di protezione dell’asceta  ci fecero da scudo da ogni possibile Illusione. Era giunto il momento di combattere: gli attacchi fisici erano vani, se non con l’intervento dell’ipnotizzatrice che con delle fatture riusciva a renderlo vulnerabile; il mistico faceva affidamento a voci punitive, usate solo in rari casi. Ma la situazione sembrava degenerare: il contrattacco della creatura univa alle magie di dominio, l’uso di incantesimi elementali, che fusi insieme, sprigionavano vaste onde d’urto. Dopo ore di scontro che sembravano interminabili, decidemmo di attivare il Sigillo dell’Illusione, abilità sviluppata da noi stessi dopo anni di lotte furiose e azzardate, che non ci avrebbe concesso la vittoria, ma la possibilità di uscire vivi da quella sala. L’ipnotizzatrice attivò il Sigillo, il Mistico aprì le catene dell’imprigionamento ed infine la Derviscia scagliò in pieno petto la sua falce. Il Silenzio.
Ignoto è il destino di quell’entità, note invece sono le vicende che raccontano di noi,
i Sigillatori dell’Illusione.”

I Fondatori

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